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  • Immagine del redattoreMargherita Pogliani

Aloha e mahalo, in serenità

“È questa la morte?”, mi hai chiesto ieri disperato, supplicando di non soffrire più.

E io, sopraffatta dall’emozione, ti ho risposto: “Non lo so; non l’ho ancora vissuta”.

Ma questa notte, cullata dal tuo respiro sempre più lento, mi sono resa conto che non era vero: avevo avuto il privilegio di sperimentare quel tunnel di luce, dove nulla ha alcun peso, dopo essermi schiantata contro il tram in bici. Ricordo bene quella sensazione di pace totale, abbagliante, confortante, totalizzante che ho faticato a lasciar andare, perché era troppo appagante, troppo naturale. Non era il mio momento e ho scelto di tornare da quel paradiso dei sensi, per i figli e – a posteriori - forse anche per te, affinché potessi trasmetterti quella serenità autentica che solo in momenti estremi siamo in grado di percepire e irradiare.


Quindi no, caro Guido, non credo la morte sia sofferenza e agitazione, quanto il lasciarsi andare in pace, nella luce assoluta. Lasciarsi in pace è appannaggio di pochi e noi abbiamo la fortuna di essere tra questi. Non è facile, anzi. Dopo un’operazione di doppio bypass e 15 mesi di ospedalizzazione, tra ipotesi e negazioni, un paio di settimane fa siamo stati dimessi, contro la nostra volontà, sedati dall’illusione che, in fondo, clinicamente tu fossi sulla via della guarigione.

Peccato che pochissimi giorni dopo sia arrivata la diagnosi: “adenocarcinoma bilio pancreatico”.

A nulla sono valsi i mezzi termini (malattia) e gli ipocriti giri di parole per ridurre la pena di morte che si è palesata come una ghigliottina “aggressiva e incurabile”. A nulla sono valsi i tentativi di spiegazione di una diagnosi che arriva solo alla fine, dopo oltre un anno di sofferenza. E di sacrificio. Per cosa, poi, ci siamo chiesti con rabbia, ritrovandoci inermi e stremati. Ma proprio questo bruciare ogni speranza ci sta permettendo di accogliere la sacralità della vita e della morte.

Ora abbiamo la possibilità di vivere fino in fondo questo presente, navigando verso lidi fatati, senza precluderci alcun sogno. Perché proprio quando nulla è più possibile, tutto diventa plausibile.


Così siamo qui, sdraiati uno accanto all'altro e regna una pace idilliaca: tu dormi profondamente, senza più alcun dolore, mentre io scrivo come palliativo. Il ritmo delle onde cadenza queste ore sospese tra la tenerezza e la gratitudine, colme esclusivamente di puro amore. E ci immaginiamo là, sulla spiaggia di borotalco che adori, con le tartarughe che nuotano placide davanti ai nostri sguardi incantati.

Le vedi? Perché sta a noi cambiare prospettiva e trasformare la paura di una mancanza nella serenità di una presenza. In fondo basta così poco: una libreria di musica e ricordi cui attingere. Noi ne abbiamo così tanti: siamo fortunati e abbiamo innumerevoli vissuti tra cui scegliere, dai nostri meravigliosi ragazzi ai viaggi incredibili che abbiamo goduto in questi due decenni, soprattutto con gli scambi casa.

Il più straordinario è stato Maui: un nido di serenità, circondato da piante cariche di manghi e papaie, con una vista che spaziava dal vulcano ai due lembi di mare, mentre i sensi chiedevano di tenere i piedi a terra, per accarezzare la meraviglia di un parquet morbido come velluto rosato.

Proprio lì, per caso, ti ho scattato questa foto, incorniciato tra due arcobaleni. Lì abbiamo sorriso al temporale che ci aveva colti di sorpresa, beandoci nel senso vero e profondo della riconoscenza, in hawaiano mahalo.

In questi mesi ci siamo nutriti di “grazie”: grazie ricevute, grazie riconosciute, grazie ricambiate. Eppure, qualcosa strideva: il termine grazie… Senti come suona acuminata la parola grazie, in italiano, ma anche in inglese, in tedesco e in troppe altre lingue? Mahalo è unico, con la sua morbida, avvolgente pronuncia. Inspiro Ma, espiro Halo, lentamente, quasi volessi percepire la consistenza della riconoscenza.


Mahalo è densa di significato ed è importante capirne la profondità per usarla al meglio. Ma vuol dire dentro, Ha si riferisce al respiro della vita e Alo significa in presenza di, che tradotto in parole povere significa che, quando si ringrazia, si riconosce il respiro divino in se’ stessi e nell'altro. È una gratitudine senza aspettative di reciprocità. È una gratitudine spudoratamente, esclusivamente, donata e accolta.

Se ognuno di noi imparasse non solo a dire mahalo, ma anche a infondere gratitudine e compassione in ogni sillaba, immaginate come potrebbe cambiare il mondo?

Mahalo ha cambiato il nostro, di mondo. Mahalo come inciso sul sasso che ti regalai a Maui. Mahalo, pilastro del mantra ho’oponopono che instancabilmente recito al tuo fianco: mi dispiace, perdonami, grazie, ti amo, Mihi, Kala, Mahalo, Aloha.


Anche Aloha, che è molto più di una parola di saluto o di addio, perché significa stima e affetto reciproci, scevri da ogni buonismo, intrisi solo di quella serenità d’Amore che riconosce ogni persona importante per ogni altra persona. “Aloha – disse una regina hawaiana - significa ascoltare ciò che non viene detto, vedere ciò che non può essere visto e conoscere l'inconoscibile”. Ecco, mi sento di nuovo a Maui, mentre tu mi stai facendo conoscere l’inconoscibile, vedere ciò che non può esser visto, ascoltare ciò che non viene detto.

Allora, ancora e ancora e ancora, mahalo, Guido, e aloha, dal profondo del cuore.


Always be kind

Love you will find

Only in your mind

Have faith for mankind

Attitude will mastermind


Allow others to live

No hurts relive

Don't forget to forgive


My thanks to you

Attitude of kindness brew

Honors for others is a clue

Angle of a view

Letting it be true

Only Aloha and Mahalo will do

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