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  • Margherita Pogliani

Pater familiae


Pater familiae: nostro papà sembra nato per essere pater familiae.

E non è scontato dedicare la propria vita alla famiglia, nutrendola - come etimo vuole – con tutti gli essenziali affinché cresca, forte e sana. Papà è un pane d’uomo, a volte morbido, a volte duro, a volte crudo, altre bruciacchiato, sempre saporito, innegabilmente.

Ci ho messo diversi decenni per prima di gustarne realmente la bontà. Era più facile stare nella mia zona di confort della brava primogenita, vittima di un padre autoritario ed esigente. Molto esigente: l’ho vissuto come un temibile “castigamatti”, senza soffermarmi tanto sulle sue qualità, su quel cuore che batte dietro una corazza che con uno sguardo sapeva mettere in silenzio una cacofonia di “Ma…”


Certo, papà è diretto, verace, tenace. Appassionato è forse l’aggettivo che meglio lo rappresenta. Appassionato di fotografia, di libri, di astronomia, di ingegneria, di radio, di tematiche che spaziano dall’egittologia alla mineralogia, tanto che un suo compagno di studi lo ricorda ancora alla stazione centrale di sotto il peso di un enorme zaino pieno di sassi. Era fine anni '50, reduci dalla "spedizione scientifica", con campeggi e scuola di discesa a corda doppia, lui si era caricato in spalla innumerevoli minerali e fossili faticosamente raccolti sulle Dolomiti.

Lo zaino è sempre rimasto pieno e le sue spalle forti: ha portato tutti noi e i nostri figli da piccoli in montagna a sciare come koala appesi sulla sua schiena; ha attraversato oceani con gli infiniti oggetti che nel caso sarebbero potuti servire (dal coltellino svizzero alla bussola, dalla borraccia dell'acqua a una protezione nel caso cambiasse improvvisamente il tempo).

A ben guardare, il nostro Ingegnere (come ama farsi chiamare) è caricato di tanti pesi, sempre con il sorriso sulle labbra. Perché per lui ogni passo era, è, sarà sempre una scoperta.

Ogni passo - ci ha insegnato - va studiato e onorato, come quando saliva con ramponi e tanta voglia sulle vette più alte delle Alpi. Una volta in cima guardava pago quel panorama conquistato, in silenzio, ringraziando il cielo che gli aveva permesso anche quella scalata.

Ecco, mi piace pensare alla sua vita come scalate e sciate, dove si è guadagnato amici e successi, una moglie che ancora lo ama come 60 anni fa, tre figli e nove nipoti, discese a perdifiato e incidenti miracolati. La passione per la vita è la sua formula magica. Passione e curiosità, colorata dalle straordinarie qualità – come ha scritto un suo storico amico – “di entusiasmo, profondità, cultura e anticonformismo”.

Un pezzo da novanta, anche se oggi ne compie “solo” 80! Non nascondo una notevole commozione innaffiata da consistente gratitudine, perché non mi sembra vero avere ancora un padre così attivo, nonno espansivo (dote che migliora con il tempo) e consulente indefesso (dote sempre presente), con occhi che brillano per qualsiasi proposta e spirito insaziabile di esperienze ancora da svelare.


Papà è sempre in pista, con la grinta che lo caratterizza da quando era un bel belé e la voracità intellettuale di chi fa sempre ballaa l’oeucc.

Battezzato Enrico, è un milanese DOPP: di origine Pogliani protetta. Una famiglia con decine di zii e cugini che lo definiscono speciale, compagno impareggiabile di chiacchierate, discussioni, ripetizioni. Un’esistenza concepita all’ombra della Madunina, 80 anni in una Milano da costruire, poi da bere, infine da digerire. Lui era sempre presente, nel bene e nel male, in prima e ultima fila, sfidante, belligerante, protettivo. E sorridente.

Ecco la nuova interpretazione che ho potuto dare a nostro papà: lui (quando non è arrabbiato!) è sorridente, in modo inclusivo, partecipe, interessato. Lui è quel sorriso che ho faticato a riconoscergli ma che è sempre stato davanti ai miei occhi. Perché per lui la vita va vissuta fino in fondo, con fiducia e riconoscenza per ciò che c’è, senza mai lamentarsi di ciò che non c’è.

Forse è proprio questo il più grande insegnamento che il nostro ottuagenario mi ha trasmesso in questo mezzo secolo: prendere tutto come opportunità, in modo positivo, costruttivo, anche se ci si deve rimboccare le mani, anche se il risultato non è mai certo, anche se la caduta sembra inevitabile. Lui c’era sempre. Lui c’è sempre, con il suo piglio forte, convinto, energico. E con quel sorriso autentico che sembra dire ogni volta: “Ma grazie a voi di esistere!”. Una bella lezione. Una gran bella lezione di vita. Quindi grazie a te, papi, “ottanta” voglia di festeggiarti!

Nel frattempo goditi una carrellata di tuoi sorrisi, insieme alla splendida poesia che ti ha dedicato la penna sopraffina dello zio Giorgio


AUGURI A ENRICO

26 settembre 2022


W GLI 80 ANNI!


Per un giorno d’allegria

mille auguri in poesia,

all’Enrico, qui in famiglia,

guarda un po’ che meraviglia,

è arrivato agli 80 anni:

molte gioie e pochi affanni,

una vita sempre attiva

tosta e assai competitiva

da IGQ alla montagna

il buon Pog mai, mai si lagna,

lo ricordo alla Zamboni

con picozza e gli scarponi

per la Grober o per la Iazzi

vi assicuro, non siam pazzi,

c’ero anch’io a fare scalate

sulle cime immacolate

e poi lui, dal Monte Rosa

manco un poco si riposa

e sul Bianco va, beato,

non gli manca certo il fiato,

e a sciare, vi assicuro,

era sempre un osso duro,

su ogni pista, dosso o muro

si slanciava assai sicuro

e se qualcun non lo seguiva

ecco pronta un’invettiva:

a Mariola e al sottoscritto

“Non andate a capofitto,

siate seri - ci diceva-

non scherzate, porca Eva,

state attenti anche ai paletti

non sfiorate i cavalletti,

rispettate la montagna

come il mare o la campagna,

rimandate la risata

sennò niente cioccolata!”

Da zio Chicco l’arrabbiata

arrivava per la grigliata

(lo ricorda il mio Mattia

e non è una diceria):

in giardino, a far bruschette

sale, olio e grandi fette:

“Non toccate questo fuoco,

sono io che faccio il cuoco

non dò nulla da mangiare

se mi fate incavolare”

Bei ricordi, caro Enrico

(con parola che non dico

perché il termine “cognato”

io l’ho sempre assai snobbato

“Chicco Pog” è preferito

e dal Dug sempre acquisito)

un abbraccio ti voglio mandare

pur se vicino non posso arrivare,

ma son certo che il festeggiato

di sicuro è assai beato,

e per altri… ottanta anni

sta tranquillo e senza affanni!

(Giorgio Dugnani)


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