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  • Margherita Pogliani

Cringe? Meraviglia!

Inutile negarlo: fino a poco tempo fa tenevo in sordina, anche intimamente, i miei studi filosofici.

Quasi mi vergognavo di quella lode, condizionata dalla credenza che in fondo fosse vero che là avevo solo imparato inutili elucubrazioni, “voli pindarici e zero concretezza”.

Ma per fortuna la vita risponde. Con due stimoli: conoscenza e meraviglia. Che, guarda caso, sono l’essenza della filosofia, perché come insegna Aristotele: “Chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere. (…) Tutte le altre scienze saranno più necessarie di questa, ma nessuna sarà superiore”.

Già… nessuna sarà superiore non per un mero senso di valore o ricchezza, ma per le infinite possibilità che offre insieme agli strumenti per coglierle.

Senza volervi tediare in pure speculazioni, mi limito a notare che oggi la meraviglia è assai rara: tutto “conoscibile”, data la disponibilità infinita di informazioni online. Non domandiamo più. Ci limitiamo a cercare risposte sul “come” le cose sono, non sul perché. Eppure, la domanda sul perché è essenziale. Essenziale proprio perché mira all’essenza, al senso. Senso soggettivo ma correlato al tutto. Peccato che il tutto lo stiamo frammentando in particelle di sapere talmente infinitesimali da non vederne più il senso.

Come uscire da questo circolo vizioso? Meravigliandoci. Perché è vero che la meraviglia arriva all’improvviso, quando meno l’aspettiamo. Ma noi possiamo allenare la capacità di meravigliarci, sperimentando nuove dinamiche, relazioni, ipotesi. Uscendo dagli schemi precostituiti, alzandoci in volo per avere un panorama diverso rispetto allo scavo continuo in profondità. Ritrovando il coraggio di regalarci un pizzico di tempo per vivere.

Non per capire. Per vivere, osservando in ascolto il mondo intorno a noi.

E’ banale: la meraviglia non è un’esperienza intellettuale. È “provare” in prima persona un pathos particolare per inaspettate coincidenze, che generano gioia, riflessioni e inedite co-relazioni.

In fondo l’etimo parla chiaro: mirabilem significa stupirsi attivamente perché abbiamo guardato oltre l’apparenza. Abbiamo percepito un barlume di (ri)conoscenza. Una scintilla d'intuizione.


Cringe, direbbero i miei figli leggendo queste righe: sei imbarazzante.

“Cringe (pronuncia /krindʒ/) – leggo su L’Accademia della Crusca- è una parola inglese, attestata da secoli nella sua lingua d’origine, che negli ultimi anni ha visto una crescente diffusione nel web, in particolare quando, tra il 2015 e il 2016, sono diventati popolari, tra gli utenti più giovani della rete, alcuni video intitolati “Try not to cringe”, raccolte di clip con situazioni ridicole o imbarazzanti, che hanno dato vita a delle sfide virtuali (le cosiddette challenge): letteralmente “prova a non cringiare”, ovvero a non provare un “disagiante” imbarazzo guardando tali video.”

Sei cringe, commenterebbero dunque, per la mia passione a vagabondare per campi di “perché?”.

Sei cringe, per la tua inutile filosofia.


Curioso sia stato proprio questo termine a portarmi alla riflessione di cui sopra. Perché in un contesto che troppo spesso ho scoperto essere Cringe, urge riportare in auge la palestra di filosofia. La filosofia, per me, non insegna. Allena. Mi allena all’agilità mentale ed emotiva, libera da ideologie, stereotipi e dogmi.

La filosofia mi allena a lasciar correre lo sguardo oltre il noto. Per stupirmi con inattese gocce di meraviglia, da colorare come desidero. La filosofia è un pennello e una tavolozza, priva di caselle ma con infiniti link che collegano ambiti diversi tra loro.

Cringe o non cringe, ora posso ammetterlo: adoro la filosofia. Mi inebria con infiniti rivoli di “Perché?”. Mi meraviglia la creatività che stimola. Mi conferma la libertà di scegliere. Ogni singolo istante.

Suvvia, come cantò Gaber:

«Non insegnate ai bambini \ non insegnate la vostra morale \ è così stanca e malata \ potrebbe far male \ forse una grave imprudenza \ è lasciarli in balia di una falsa coscienza. Non elogiate il pensiero \ che è sempre più raro \ non indicate per loro \ una via conosciuta \ ma se proprio volete \ insegnate soltanto la magia della vita»

Aggiungendoci, concludo, quel pizzico di meraviglia che tutto eleva a potenza.

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