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  • Margherita Pogliani

Senso al tempo

Capelli sciolti, ramati con sfumature candide. Una camicia a righe bianche e blu sulla schiena dritta. Maniche arrotolate, mani vissute. Osservandole mi sono permessa di dire all’uomo al suo fianco, che si stava sincerando che la signora stesse bene mentre lui andava a fare un tuffo in mare: “Se serve io e mio figlio saremo qui ancora un po’.” Lei si è girata, regalandoci un sorriso vivace, accompagnato dalla frase: “Grazie. Sa, il tempo passa, gli anni crescono. Lei quanti me ne da’?” Imbarazzata da un approccio così diretto ho optato per la verità: 82. “Di più, vada tranquilla”, mi ha detto il nipote dall’aria serena. 85? “Di più, non si preoccupi…” 90?? "Salga, salga…” 95??? “Può permettersene ancora 10 in più…” 105??????? “106!” cinguetta lei. “Sa, il tempo passa, gli anni crescono, le nonne invecchiano. Mi creda: lei è una bambina, abbia fiducia in sé. La vita può ancora darle tanta gioia. L’importante è essere spensierati, perché la vita è una sola e tutto ciò che conta, alla fine, è attraversare la vita volendosi bene.”

La vita (anche) ieri mi ha dato tanta gioia, intrisa di commossa riconoscenza. Perché ero avviluppata in mille pensieri e sfiorare questa esistenza così paga mi ha regalato una presenza totale, che non si assenta nel pensiero. Lei, che ha vissuto due grandi Guerre, con Spagnola e Covid incluso (curato serenamente in casa), è spensierata: senza pensiero, senza peso. Tempo al tempo, senza misura, perché “Il tempo passa, gli anni crescono”.

Continuava a ripetermelo, quasi intuisse il mio bisogno di un balsamo lenitivo ed empatico. Il tempo passa, gli anni crescono… Cosa ci rimane? Le ho domandato.

“Il bene dato, il bene ricevuto, la gioia di vivere e i ricordi”, mi ha risposto.



I ricordi non sono solo in bianco e nero. Ci sono attimi che non perdono il loro colore. Presenze sfumate ma sempre vibranti. Emozioni dense, flussi impercettibili ma incredibilmente vividi.

Possono essere rossi, da divorare come le ciliegie di Vignola, o color albicocca da custodire come l’incarnato di chi ameremo sempre. Palpitano in un intenso cobalto, come quegli abissi che ci hanno inghiottito per mostrarci la meraviglia di sentirci, sempre più in profondità.

Sono sensazioni che diventano verdi squillanti, come le idee che galoppano ben oltre le speranze. Si aprono come sorprese i gialli inattesi.

Per me il viola si schiude sull’intensità di una presenza, mentre gemme tenere e rosate sfumano in affetti sinceri. Il corallo mi galoppa incontro, rammentandomi di non perder l’incanto del ballo.

Ha toni bruciati il ricordo di un sogno andato in fumo che ha però ha scaldato il cuore.

La pace, fatta e ritrovata, è turchese mentre il bianco accoglie e copre tutto, con la promessa di liquefarsi in un sussurro di passione.


Amo l’ottanio: occhieggia sornione come il pavone, sempre alla ricerca della definizione perfetta, quando basterebbe sospendere il peso del pensiero e ascoltarlo. Perché come gli altri colori ha infinite tonalità e toni, a volerli sentire. Ciascino con l’emozione di un singolo momento. Spensierato.

Ho pensato fino ad oggi che non ci fosse tempo da perdere. Ammetto di aver travisato, perché il tempo, più che una convenzione, è ciò che ne facciamo tra un inizio e una fine. Solo noi possiamo dargli un senso, condividerne il valore o attribuirgli la sfumatura che vogliamo. Satura, tenua, intensa, soffusa, forte, lieve, toccante, respingente, fredda, calda.

Sempre in movimento. Sempre in cambiamento.

Follia ostinarmi a fermare il tempo. Peggio, a giudicarlo: da troppo a inesistente, da evaporato a macigno, da anelato a temuto.


Dicono che c'è un tempo per seminare

E uno che hai voglia ad aspettare

Un tempo sognato che viene di notte

E un altro di giorno teso

Come un lino a sventolare

C'è un tempo negato e uno segreto

Un tempo distante che è roba degli altri

Un momento che era meglio partire

E quella volta che noi due era meglio parlarci

C'è un tempo perfetto per fare silenzio

Guardare il passaggio del sole d'estate

E saper raccontare ai nostri bambini quando

È l'ora muta delle fate

C'è un giorno che ci siamo perduti

Come smarrire un anello in un prato

E c'era tutto un programma futuro

Che non abbiamo avverato

È tempo che sfugge, niente paura

Che prima o poi ci riprende

Perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo

Per questo mare infinito di gente

Dio, è proprio tanto che piove

E da un anno non torno

Da mezz'ora sono qui arruffato

Dentro una sala d'aspetto

Di un tram che non viene

Non essere gelosa di me

Della mia vita

Non essere gelosa di me

Non essere mai gelosa di me

C'è un tempo d'aspetto come dicevo

Qualcosa di buono che verrà

Un attimo fotografato, dipinto, segnato

E quello dopo perduto via

Senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata

La sua fotografia

C'è un tempo bellissimo, tutto sudato

Una stagione ribelle

L'istante in cui scocca l'unica freccia

Che arriva alla volta celeste

E trafigge le stelle

È un giorno che tutta la gente

Si tende la mano

È il medesimo istante per tutti

Che sarà benedetto, io credo

Da molto lontano

È il tempo che è finalmente

O quando ci si capisce

Un tempo in cui mi vedrai

Accanto a te nuovamente

Mano alla mano

Che buffi saremo

Se non ci avranno nemmeno

Avvisato

Dicono che c'è un tempo per seminare

E uno più lungo per aspettare

Io dico che c'era un tempo sognato

Che bisognava sognare

(Ivano Fossati)


Il tempo passa, i saggi crescono... E io dico che oggi è tempo da dedicare all'ascolto di quelle anime sagge che, dall’alto della loro veneranda vita, raccomandano: “Vivi come fosse il primo e l’ultimo giorno”.

Ascoltando sussurri di vite condivise, trovo la consistenza della pace e di un'umanesimo cui ambire.

Penso a tre amici, Umberto, Gianfranco e Maria Cristina, che su strade diverse hanno investito questi ultimi decenni costruendo associazioni di bene, progetti concreti e trasformativi in Burkina Faso e in Senegal. Due realtà opposte sulla carta - il primo vittima di una guerra continua, il secondo esente – ma così vicine nella voglia di cambiare il senso del tempo: da passivo ad attivo. Tempo condiviso.

Nati tutti e tre all’ombra della seconda guerra, i miei mentori seminano missioni di pace rendendo le persone padrone della propria vita, aiutando le comunità a diventare co-autori di cambiamento e di sviluppo sostenibile. Per portare al centro un tempo fecondo di voglia di vivere. Con profonda dignità.


Ecco, dignità spensierata è la sensazione che più associo all'elegante signora di 106 anni, come ai miei preziosi amici. Dignità, cuore e spontaneità. Come ha detto oggi Padre Libralato, in occasione del suo 50° anno di ordinazione sacerdotale: “Il problema è che non mi sono accorto che sono passati 50 anni, perché c’è sempre da compiere qualcosa di importante. O per lo meno che crediamo sia importante. (…) Ma mi rendo conto, da privilegiato che ha girato mezzo mondo, che l’importante è camminare, camminare insieme”. Schietto, immediato, presente. Anche lui instancabile coltivattore di rinascita.

“Il tempo del vivere, del gioire, del patire, del morire... e del rinascere a nuova vita sono realtà che ci toccano tutti, in ogni momento del nostro tempo: un mistero che ci avvolge e ci domanda di entrare dentro per scoprire il senso del nostro quotidiano. Volevo augurare a tutti di trovare un po’ di tempo e di silenzio per guardarsi dentro, per farsi prendere dal mistero di questo mondo, per scoprire la sua ricchezza, bellezza, grandezza e sublimità...”. (Umberto Libralato)

Auguri a te, a tutti voi. E grazie, grazie di cuore per il tempo dedicato.

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