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  • Immagine del redattoreMargherita Pogliani

Buona RiNascita


Buona rinascita è l’augurio pasquale più usato in questo 2023. In fondo ci sta: auguriamoci una vera e propria rinascita, nuovi rinascimenti con arti e mestieri che portino alla riscoperta del mondo dell’uomo, alla convinzione che possiamo "Apprendere, interpretare e superare".

La vita può essere un'opera d'arte ed è bene svegliarci dalla convinzione opposta. Quante volte lo diciamo: “Che incubo! Un vero e proprio calvario”, quasi crogiolandoci in quella via crucis che sembra non finire mai. E più ci sentiamo vittime, martiri, agnelli sacrificali, più ci illudiamo che la nostra presenza su questa terra abbia un valore. Ma quale valore? Ognuno di noi ha le sue croci, ognuno le sue sofferenze. Pesano, pesano sulle spalle quasi volessero curvarle fino a metterci in ginocchio.

C’è chi percorre la sua via crucis scambiandola con il senso della vita e chi si chiude nella sua grotta sepolcrale. Chini su realtà virtuali, trincerati nelle stanze, affamati in digiuno costante, fustigati da giudizi e paure, appariamo arresi, privi di volontà, inutili zombie che si aggirano persi.


Certo, la vita non lesina dolori, fatiche, solitudini, tristezze ma andarle a cercare con il lanternino per dare un senso alla propria esistenza mi sembra, onestamente, una bestemmia.

Non lo dico per semplice positivismo. Lo dico per realismo. E per reale necessità.

Mi sono distrutta le ossa, più e più volte.

Ho preso sulle spalle tante croci, ignorando la sofferenza, quasi fosse una benedizione poterle sostenere. Le ho portate con fiera resilienza, cercando addirittura di tenere sempre un braccio libero per dare una mano a chi mi camminava accanto.

Incurante delle conseguenze, mi sono messa in croce centinaia di volte, quasi il sacrificio fosse un viatico eccezionale.

Ho fatto la croce sopra a tanti desideri, a tanti progetti, a tante aspettative. E con arroganza ho creduto che ogni rottura fosse benedetta, un passaggio necessario per crescere e imparare qualcosa di nuovo.

Oggi mi ritrovo con un elevato rischio di fratture, senza più la speranza di poterle riparare con l’arte del kintsugi, che impreziosisce e valorizza le crepe con la sua pasta dorata.

Mi devo proteggere, da me stessa in primis, perché non posso più portare pesi eccessivi o schiantarmi contro un tram e rialzarmi come fossi di gomma.

Sono fatta di carne. Carne e ossa che chiedono di esser rispettate, perché sono diventate fragili come quelle di una neonata, talmente delicate da sembrare gusci d’uovo.


Vorrei rinascere. Rinascere in una conchiglia, come una perla che non teme alcun mare. Ma sono nata sulla terra, illudendomi di non temere alcun male. E, invece, il male esiste, la tristezza esiste, la sofferenza esiste e negarlo rischia di spezzarci le ossa.

Recentemente un gruppo di medici ha dimostrato una connessione biologica profonda tra depressione e osteoporosi, nelle persone mature come negli adolescenti, perché quando lo stress è prolungato (e quindi il cortisolo è secreto in modo incessante) non é più in grado di bloccare le citochine (le cellule immunitarie responsabili dei processi infiammatori) che, a loro volta, accelerano e potenziano l’azione degli osteoclasti (le cellule deputate a “demolire” i tessuti ossei deteriorati).

Insomma, ci condanniamo da soli, illudendoci di dover per forza salire in croce per non esser messi in croce.

Traviata. Io sono stata traviata nella mia fiducia “di quell’amor ch’è palpito / dell’universo intero, / misterioso, altero, / croce e delizia al cor“. Croce e delizia al cor, come se l’amore, quello vero dell’universo intero, dovesse per forza crocifiggere il cuore: che follia!


Così decido di accogliere l’augurio e rinascere. Rinascere a me stessa, accettando il fatto che il vero calvario è la via crucis. La via, una volta fatta, porta alla verità e alla vita, quindi possiamo rinascere! Possiamo alzare lo sguardo e ammettere che c’è più da ammirare guardandosi in giro che arrancando con lo sguardo chino sui propri passi.

Possiamo respirare la pulizia di primavera, scoprendone la freschezza e l’energia vibrante.

Possiamo celebrare vita, morte e miracoli, andando oltre le ansie, le preoccupazioni, le aspettative. Possiamo ri-nascere con la consapevolezza di doverci proteggere, perché siamo vulnerabili ma abbiamo il colore del tuorlo d’uovo.

Possiamo ri-nascere con l’umiltà di accompagnare chi deve ancora portare la sua croce, senza l’arroganza di sostituirci a lui.

Possiamo ri-nascere con la gioia che brilla come i botton d’oro nei campi a primavera.

Possiamo ri-nascere per vivere con leggerezza ed entusiasmo anche le nostre porosità.

Può esser Pasqua tutti i giorni, perché ogni alba porta nuove sorprese a volerle trovare.

Coviamo le nostre ovette, gustiamole con riconoscenza e godiamoci Pasqua, Pasquetta, rinascita e rinascimenti, senza pesi sulle spalle. Oggi come domani e dopo e dopo e dopo…

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1 comentário


Enrico
Enrico
13 de abr. de 2023

Bellissimo Marghe, bellissimo bellissimo: l'ho riletto più volte, bellissimo

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