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L'Uni-Verso di Teresina

  • Immagine del redattore: Margherita Pogliani
    Margherita Pogliani
  • 12 ore fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Ci sono persone che entrano nella vita come un quadro che svela un Uni-Verso dimenticato, ancestrale, vibrante, talvolta necessario per ritrovare la propria dimensione.

Teresina Mozzi è una di queste.

Quando mi ha mostrato per la prima volta le sue tele, ero in casa sua. Le spirali si aprivano davanti a me come campane floreali, i colori pulsavano: rosa, verde smeraldo, blu cobalto. Ma è stato quando ha spento la luce e ha acceso la sua piccola torcia che ho capito. I quadri si sono trasformati. I toni tenui sono diventati esplosioni luminose. E Teresina, con gli occhi che brillavano come una bambina alla sua prima alba, mi ha chiesto: «Capisci? L'arte ti viene a prendere.»

Sì, Teresina. Capisco.


Dall'anima alla tela e oltre

Teresina non ha studiato nelle accademie. Ha studiato nella vita, che spesso è la scuola più severa e la più generosa.

Ha cominciato durante il Covid, in cucina, ascoltando le lezioni online di sua figlia Alessia, studentessa alla Brera. «Ogni tanto mi dicevo: anch'io posso provare.» E ha provato. Senza tecnica prestabilita. Con le mani, le dita, i pennelli, la cera, l'acrilico e, soprattutto, con quella cosa che non si impara sui libri e non si compra nei negozi: un cuore che non ha paura di mostrarsi.

«Non avevo la sua tecnica — mi racconta — allora ho creato la mia.»

Questa frase mi rimane addosso. Quante volte, nella vita, ci manca la tecnica degli altri e non osiamo inventare la nostra? Quante volte aspettiamo il permesso, la laurea giusta, il momento perfetto, mentre la nostra anima bussa dall'interno?

Teresina non ha aspettato. Ha aperto la porta del suo Uni-Verso.


La spirale del cuore

Tutto parte da una spirale. Non per caso: la spirale, mi spiega, è il centro. Il cuore che si espande verso l'esterno, avvolge, contiene, accoglie. «Voglio portare le persone all'interno della mia spirale. All'interno del mio cuore.»

E riesce a farlo. Non metaforicamente, fisicamente.

I suoi quadri sono interattivi: chi visita la mostra riceve una piccola luce tra le mani. La dirige sul quadro. I colori cambiano, si intensificano, si accendono. Puoi scrivere il tuo nome con il fascio di luce e per qualche istante, magicamente, quella firma illumina la tela, poi svanisce lentamente. Come tutto ciò che è prezioso nella vita, va colto nel momento esatto in cui accade.

«La felicità va esperita», mi dice. E io penso che tutta la sua arte non è altro che questo: un invito a non aspettare il momento giusto per sentirsi vivi.


Uni-Verso di Teresina Mozzi

Uni-Verso

Il primo impatto è fisico. Non visivo — fisico.

Come se qualcosa ti prendesse dal centro del petto e ti tirasse dentro.

Uni-Verso è un vortice. Una spirale di turchese, verde smeraldo, azzurro profondo: colori che non stanno mai fermi, che si inseguono in cerchi concentrici dal centro verso i bordi della tela, o forse dai bordi verso il centro. Non si capisce bene da dove parta il movimento. E questa è già la prima meraviglia: non sai se stai guardando qualcosa che si espande o qualcosa che ti avvolge. Forse è entrambe le cose. Forse è proprio questo che vuol dire essere vivi.

La texture è densa, materica: si vedono i segni delle dita, i solchi del pennello, le impronte di chi ha lavorato la superficie come se impastasse qualcosa di sacro. Non c'è distanza tra l'artista e la tela. Teresina è letteralmente dentro quel quadro. E quando lo guardi, ci entri anche tu.

Bianco al centro — non vuoto, non assenza. Luce che sboccia. Come l'occhio di un ciclone che invece di distruggere, crea. Intorno, il verde che vira al giallo lime, poi torna al blu cobalto, poi si trasforma in turchese, poi di nuovo verde. Un ciclo. Una respirazione cromatica.

«È la mia vitalità che passa nella tela», mi ha detto Teresina. Guardando Uni-Verso, non ho dubbi. Quella vitalità si sente. Si assorbe. Ti rimane addosso come il profumo del mare dopo una mattina di vento.

Il titolo porta in sé tutto il senso: uni-verso — un verso unico, quello che ognuno di noi porta dentro e fatica a dire. E universo — perché quella spirale potrebbe essere una galassia vista dall'alto, un'onda del Pacifico, una cellula viva al microscopio. Potrebbe essere il momento esatto in cui qualcosa nasce.

Non ci sono confini rigidi in questo quadro. Non ci sono angoli, non ci sono linee rette. Solo il movimento eterno di chi ha smesso di resistere e ha scelto di esistere.


Una mostra che fa bene

Il titolo che ha scelto per la sua prima mostra pubblica è AR-TE. Dall'anima alla tela.

Il gioco di parole non è casuale: l'arte è sempre un atto diretto a te. Che tu sia lo spettatore, il creatore, il bambino che ancora porta dentro le scintille di ciò che voleva fare e la vita ha rimandato.

La mostra aprirà l'11 aprile 2026 a Villa Rusconi, Castano Primo, un luogo che sa già di storia, di cortili fioriti, di pomeriggi in cui il tempo rallenta quanto basta per ascoltare. Le sale sono disposte al contrario, volutamente: si entra dall'ultima, quella dove l'arte è già matura, luminosa, magica. Per capire l'evoluzione occorre arrivare dove si è arrivati, e poi guardare indietro. Anche questo, Teresina, è un insegnamento.

Parte del ricavato andrà in beneficenza, con quella discrezione silenziosa di chi fa il bene senza alzare la voce. «Se vendo un quadro, do a questa persona i soldi. Non voglio pubblicità, voglio fare del bene.» In un'epoca in cui ogni gesto di generosità viene performato davanti a una telecamera, il pudore di Teresina risuona come un atto radicale.


Tereterapia: quando il colore guarisce

Ma Teresina non si ferma alle tele. Ha inventato qualcosa che chiama, con tenerezza e precisione, Tereterapia.

Non si dipinge. Non si disegna. Si vive il colore.

Nelle sue sessioni individuali e di gruppo, si tocca la materia cromatica con le mani, si schiaccia, si maneggia, si ascolta. Il colore diventa linguaggio fisico, valvola di sfogo, porta verso qualcosa che le parole non riescono a raggiungere. Il rilascio dello stress, l'attivazione sensoriale profonda, la riscoperta della gioia interiore, non come concetti, ma come esperienze vissute nel corpo, nelle dita, nel respiro.

È la stessa filosofia che guida i miei Serendipity Colors: quando le parole falliscono, i colori parlano. Teresina lo sa. Lo sa con le mani.

Se senti che qualcosa in te ha bisogno di muoversi, di essere finalmente toccato, non solo pensato, una sessione di Tereterapia potrebbe essere la porta che aspettavi.


Una donna che illumina

Ho chiesto a Teresina cosa vuole che le persone portino a casa dalla sua mostra. Mi ha risposto senza esitare:

«Che entrino dentro, che si illuminino, che se hanno una giornata grigia prendano in mano la luce e la facciano brillare. Voglio che la gente dica: è fantastico entrare.»

Anche io ho sogni così. Anche io voglio che le persone escano da un incontro — con me, con i colori, con una storia — diverse da come sono entrate. Non migliori nel senso giudicante del termine. Più vive.

Teresina Mozzi è autodidatta. Ha imparato da sola come si parla con l'anima di un quadro. Ha trasformato una cucina durante il lockdown nel laboratorio di qualcosa di straordinario. Ha scelto di condividere quella luce invece di custodirla e questo, più di qualsiasi tecnica accademica, è la definizione stessa dell'artista.

Quando mi ha detto «sei una delle prime che ha creduto in me», mi sono commossa. Ma la verità è un'altra: sono io che le sono grata. Perché ogni volta che guardo uno dei suoi quadri, qualcosa dentro di me si riaccende.

E questo, cara Teresina, è arte con la A maiuscola.


🎨 AR-TE. Dall'anima alla tela di Teresina Mozzi — Viaggio sensoriale e interattivo 📍 Villa Rusconi, Via Corio — Castano Primo (MI) 🗓️ 11–19 aprile 2026 Inaugurazione sabato 11 aprile ore 15:30 LU-MER-GIO-VEN 9:00–12:30 | MAR 16:00–18:00 | SAB-DOM 10:00–12:30 e 15:00–19:00 🎟️ Ingresso gratuito

💫 Sessioni di Tereterapia — individuali e di gruppo Per informazioni: teresina.mozzi@gmail.com | Instagram @mamate_art

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©MargheritaPogliani 2019

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