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  • Margherita Pogliani

L'aura di Laura

Laura ha il talento del coraggio, l’abilità che agisce dal cuore.

L’aura di Laura è grande: illuminante, come una grande amica; energica, come una grande professionista; chiara, come ogni espressione di responsabilità; libera, come la vera leadership, inaspettata, come l'anima della creatività.

Con l'aura di Laura, inauguro una nuova collezione di belle storie: storie di vita, scelte, progetti che mi entusiasmano e spero possano essere semi di cambiaMenti per tutti noi. Perché abbiamo bisogno di piccoli grandi esempi. E lei è una Grande.

Ma come si comporta “una grande”? Fin da bambina mi domandavo cosa significasse: “Comportati da grande” e dopo decenni finalmente ne ho intuito una possibile risposta: da Grande significa chi fa scelte con coraggio, consapevolezza e sensibilità.

Grande significa esporsi e scegliere come fare spazio anche ad altri condividendo ciò che si può.

Grande significa crescere insieme e nel rispetto dei ruoli, attraversando paure e incertezze per costruire punti d’incontro.

Grande è l’aura di Laura: un raggio potente, in grado di superare i limiti egoici per illuminare parti sensibili che sarebbe bene guardare sempre prima di tutto.

“Perché?” è il suo fil rouge: una domanda tanto semplice quanto scomoda per chi vive di credenze e automatismi. Una domanda ripetuta con fermezza gentile, con interesse autentico, perché Laura è sinceramente interessata all’altro, lo sostiene per aiutarlo a scegliere di uscire da quella zona di potere, di sicurezza, di comfort, che piace tanto al nostro cervello biologico.

Non è banale ed è un percorso che dura una vita, oggi quanto mai urgente, “perché –

come ha sostenuto Laura Penitenti nel workshop "Le donne non chiedono", per #Obiettivo5, il campus di formazione organizzato da 27esimaora Corriere IO donna Le Contemporanee e Università la Sapienza – siamo immersi in una fase di trasformazione unica, senza precedenti storici che possano servire da bussola o manuale di istruzioni. Abbiamo di fronte a noi un continuo emergere di elementi tecnologici, socio-culturali, pandemici, e purtroppo oggi anche militari che definiscono e modificano l’ecosistema nel quale ci troviamo. Tra le credenze più diffuse c’è che se facciamo tutto “giusto” andrà tutto bene, ma cos’è “giusto” in un mondo senza riferimenti? Se diamo retta al nostro cervello biologico ognuno di noi ha un suo “giusto” che lo tiene al sicuro nella sua zona di comfort da dove esercita il suo potere. E qui abbiamo una scelta o abbiamo il potere di convincere tutto il mondo che il nostro giusto va bene per tutti e quindi facciamo prevalere il nostro manuale di istruzioni alimentando un contesto di scontro e contribuiamo a creare quel mondo minaccioso e di mancanza che è nella nostra testa, oppure impariamo a dubitare di ciò che pensiamo vero, lasciamo andare le difese di chi dobbiamo essere e ci esponiamo al mondo per chi siamo, con i nostri bisogni le nostre intuizioni e le nostre aspirazioni profonde. Abbiamo una scelta: o restiamo imbrigliati dalle paure del nostro sistema biologico o ci facciamo guidare dal desiderio di ciò che vogliamo profondamente per attraversarle e liberare le nostre qualità.

In tutti questi anni di lavoro da coach, ho sempre verificato che non c’è niente che non vada nelle persone, non c’è niente da cambiare. C’è solo da prendere la decisione di attraversare la vergogna per imparare ad alzare la mano, abbandonare chi crediamo di dover essere ed essere chi siamo.

(…) Saper ascoltare le proprie emozioni sarà la chiave del successo dei prossimi leader. Saper integrare quelle informazioni emotive che ci aiutano a prendere responsabilità del pensiero che ce le fa scaturire, della credenza sottostante, della storia che il cervello biologico si sta raccontando sarà la chiave. E la domanda ricorrente sarà: chi sono e cosa voglio adesso? Chi sono e cosa voglio adesso con questa persona che non la pensa come me? Chi sono cosa voglio veramente adesso di fronte alle cose che non vanno come mi aspetto? Quale opportunità il mio cervello non vede?”


Il mio cervello – per esempio - non vedeva l’opportunità di prendere la decisione di attraversare la vergogna per imparare ad alzare la mano, abbandonare chi credevo di dover essere ed essere chi sono: una donna creativa e curiosa, che cerca note generative in ogni sguardo, in ogni parola, per acchiappare e condividere le infinite possibilità della nostra rarefatta umanità.

Granelli di presenze preziose, da mettere in comune per (ri)conoscerci e stare in un cammino di vita che ci corrisponda, entusiasmante, appagante e sostenibile (per quanto mi riguarda).

Laura sta facendo il suo percorso, si è data le sue risposte e oggi è partner di CoCrea.

Laura sta dimostrando coraggio, “che non significa essere buoni, ma essere consistenti con le proprie profonde aspirazioni, con ciò che sentiamo di voler creare nella nostra vita. Senza arretrare. Dando fiducia al nostro potere, inteso come verbo (Koch docet), sfondando il soffitto di cristallo che creiamo dentro di noi”.

Laura ha sfondato quel soffitto di cristallo ed è uscita dall’ambiguità di volere una cosa senza assumersene le conseguenze; ha settato confini e si è presa la responsabilità di dire no a qualcosa per fare spazio a un vero sì.

Un sì consapevole, come quello che nasce dal cuore e passa per testa prima di accogliere chi ha un problema e aiutarlo a trasformarlo in un progetto, in un dono.

Un sì che rispetta la persona e restituisce la dignità di essere chi siamo, di fare ciò che facciamo. La dignità, penso sia oggi, un valore imprescindibile dall’essere umano.

La dignità di esistere, condividere, chiedere e dare. Senza più tanti sentimentalismi, con onestà e rispetto, guardando l’altro come una persona che ha dei talenti da offrire.

Do ut des: il talento, in fondo nasce come semplice moneta di scambio. Il talento è una dote che possiamo scegliere o meno di utilizzare. Laura - mi sembra – ha scelto di usare un gran talento: l'aura di un giglio marino, che cresce anche tra vento e sabbia, all’ombra di un tramonto infuocato.

“Io oggi sono qui perché è questo il mondo che voglio creare: un mondo che valorizzi le originalità dei singoli, alimenti la loro potenza creatrice, esca dalla cultura del dualismo della dominazione. La guerra è dentro di noi, il sistema di potere che la alimenta viene dal funzionamento del nostro cervello biologico: se non ne prendiamo responsabilità continueremo a creare le guerre intorno a noi. E continueremo a creare non solo soffitti ma veri bunker di cristallo. Siamo noi il cristallo per questa trasformazione, biologicamente i maschi hanno più strada da fare, ma abbiamo bisogno del coraggio di usare la nostra vulnerabilità come agente di cambiamento. Nella rincorsa di essere chi non ero stavo perdendo di vista chi sono, oggi riprendendo responsabilità di chi sono vedo la manifestazione della mia potenza creatrice. Ed è questo l’invito che vorrei lasciarvi: ripartite domandandovi quali risorse abbiate. Prendete responsabilità delle vostre qualità, siate presenti a voi stessi per scoprire chi siete e cosa volete. In sostanza: quale mondo volete creare?” (Laura Penitenti)

Già: quale mondo vogliamo creare?

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