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  • Margherita Pogliani

Creators (with)in dreams

“Ho imparato a sognare, che non ero bambino che non ero neanche un'età…” (Negrita)

Ho imparato a sognare che non ero bambina. E oggi ammetto: “C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò”.

No, non smetterò. Non smetterò perché credo nella possibilità di realizzare i sogni. Credo nelle 4 C che Walt Disney citava come gli ingredienti segreti per trasformare un sogno in realtà: curiosity, confidence, courage, e constancy. Dove il più potente di tutti è la fiducia.

Ci credo a maggior ragione oggi, perché vivo il sogno come preludio di un potenziale positivo.

Positivo realistico, non più ottimistico. Positivo che ammette che no, non va né andrà tutto bene. Ma trova la forza per rialzare la testa e domandarsi: è un sogno che potrebbe migliorare la nostra situazione o vuol solo riempire la mia notte solitaria?


Il mio sogno era ed è quello di realizzare sogni.

Non scherzo! Fin da piccola ho sempre sognato di poter realizzare sogni.

Oggi posso realizzare sogni connettendo belle storie e belle persone, per riscoprire il colore di una vita degna di esser vissuta. Così con entusiasmo infantile e consapevolezza matura ho iniziato a trasformare un anno fa il buio della clausura in luce di apertura. Luce che mi è stata generosamente condivisa da tante, ma tante, persone che ho avuto la fortuna di (ri)conoscere in questi 12 mesi.

Penso in primis ai nostri italiancreators, che hanno e stanno investendo le loro energie in un sogno. O – meglio – in un’idea da sogno, con le 4 C che resero celebre anche Topolino.

La loro bravura, infatti, è stata fidarsi dell’idea, svilupparla con la curiosità di recuperare antichi saperi, sperimentare con coraggio e dedicarsi con costanza. Costanza innanzitutto nell’accogliere e ascoltare bisogni del mercato e degli artigiani che avrebbero partecipato al progetto. Per tramandare le nostre radici più autentiche e innovare in una dimensione di solidale sostenibilità.

Fiducia, curiosità, costanza, coraggio si sono concretizzate in opere da sogno.

Uniche, perché intessute con umana cura e passione. Coltivate con rispetto e attenzione. Proposte con umiltà e gratitudine.

Lo definisco un Business (with)in dreams: un saper fare intenso, avvolgente, curato. Il mio stimolo alla conversazione cui parteciperò domani dalle 17,30 in occasione della Milano Digital Week, insieme a colleghi di sogni. Business (with)in dreams, persone molto impegnate nei sogni sono questi italiancreators, perché i loro sogni ne accendono di nuovi.

“Avere ancora più rispetto per chi lavora bene e combattere contro il senso di ingiustizia quando queste capacità vengono ignorate" è il sogno di Gaia Segattini che parteciperà alla nostra chiacchierata virtuale con Daniela Diletti, che sogna: "di continuare ad alleggerire i passi in tutto il mondo, organizzando corsi di calzoleria e pelletteria affinché chiunque possa decidere di cambiare vita e iniziare un percorso professionale alternativo a quello che il mercato del lavoro e la cultura digitale solitamente offre. Per salvaguardare il preziosissimo patrimonio artigiano che ciascun paese ha”.


Capite? Sono potenti, lucidi, concreti questi sogni. Scoprirli mi ha permesso di realizzarne uno dei miei: condividere esempi di spessore e consistenza reale. Ognuno di noi, in fondo, custodisce in sé esperienze e idee da sogno. Ognuno può seminare incanto. Ognuno nella sua trasformazione chiarisce i contenuti e gli strumenti che può rendere disponibili: per chi crea, per chi produce, per chi riceve. Una catena solidale e generativa. Come custodi di semi antichi, direbbe il nostro creator Andrea Libero Gherpelli, moltiplichiamoci “a germoglio”.

(Ri)conosciamo i nostri sogni.

(Ri)conosciamo l’importanza di visioni condivise, partecipate o semplicemente rese consapevoli.


Non abbiamo più il tempo di sognare ad occhi aperti o di raccontarci i sogni.

Per me è giunto il momento di entrare dentro i sogni per attuarli, con impegno costante e creatività, presentandoli con coraggio e fiducia. Più un pizzico di gagliarda improvvisazione.

Perché ripensando alla celeberrima frase di Martin Luther King davanti al Lincoln Memorial di Washington, “I have a dream…” ho scoperto che è stata improvvisata. Nella memoria di Clarence B.Jones, suo amico stretto e consigliere, "[...] a un certo punto Mahalia Jackson, la grande cantante gospel che aveva aperto la manifestazione, ha iniziato a urlare: "Parla del sogno, Martin! Parla del sogno!". Ero a pochi metri di distanza e ricordo benissimo che King ha accantonato i fogli e ha preso a parlare a braccio. La parte che è entrata nella storia in realtà non era prevista, ed è anche questa la sua forza."


Facciamo nostra la lezione. Non solo di trovare il coraggio di portare alla luce il nostro sogno, ma soprattutto di condividerlo con fiducia, anche se abbiamo paura del gioudizio. Anche se c’è il rischio di venir ignorati, fraintesi, ridicolizzati.

In fondo temo che più ignorati e ridicolizzati di così sia dura. Abbiamo dormito abbastanza. Svegliamoci portando alla vita il nostro sogno. Mettiamo in chiaro come e perché ha senso realizzarlo. A noi stessi e agli altri.

A volte i sogni si scoprono quando non resta più tempo per renderli consistenti.

Non possiamo più rimandare. Non possiamo più starne fuori.

Prima di poter cambiare il mondo, devi renderti conto che tu, tu stesso fai parte del mondo. Non puoi restartene fuori a guardare dentro”. (I Sognatori di Bernardo Bertolucci)

Entriamo, dunque, nel mondo dei sogni. Partendo dall’Italia dei creators. Perché condividendola potremo esser anche noi sognatori che non si sono mai arresi. Creatori di sogni: creators (with)in dreams. Il confine tra sognato e pensato è evanescente, sospeso tra passato e presente. Come Acqua di Civita (nella foto alle mie spalle), trasformata in memoria olfattive di Business (with)in dream, guarda caso grazie a tre incantevoli italiancreators. Ennesima conferma che:

"Tutto l'universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni". (Paolo Coelho)

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