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  • Margherita Pogliani

Con tenerezza, senza vergogna

Buon Natale, con tenerezza.

Natale per me è tenerezza: tenerezza calda, intima, speciale.

Profuma di neonato. Ha il sapore del paté in gelatina, preparato con la ricetta di mia nonna: in quel burro che si amalgama con la carne, in quell’aroma di Marsala stemperato con l’alloro ritrovo il sapore di un momento profano che mantiene intatta la sua sacralità. Perché il Natale è amore vivo, delicato, immacolato.

Parla al cuore, permettendogli di rispondere commosso.

Il mio cuore è mosso dal Natale, come se riabbracciasse l'energia dell'amore di un cucciolo da stringere a se'.

Mi commuovono i canti natalizi, ninne nanne dell'anima.

Mi commuovono gli auguri inaspettati, l’atmosfera coccola e inclusiva.

Mi muove letteralmente il cuore la Vigilia, con i pensieri pensati e la voglia di bearmi in quello stato così unico e famigliare che crede ancora nella magia del Natale. E, ammetto, non solo.

Non solo, perché credo nella magia di rinascere, di trovare un senso anche in una grotta, di condividere per gioire insieme.

Credo nell’amore disinteressato, frizzante e accogliente.

Credo nella possibilità di sentirsi e risuonare a diverse tonalità.

“In principio era il Verbo” rappresenta il mio inno al Natale: l’incipit del vangelo di Giovanni ogni anno mi tocca come fosse il primo, quasi potesse illuminarmi la vita con una nuova luce.


Amo il Natale senza buonismo, forse proprio per sano egoismo. Perché a Natale posso lasciarmi andare. Posso piangere commossa, posso accogliere un dono con un sorriso, posso godere la presenza come il più bel presente, posso sentirmi parte di una collana di perle che arrivano fino a Rovaniemi e oltre.

Lo ammetto: il Natale mi incanta ogni anno come fosse il primo.

E lo dico con una punta di vergogna, perché non sia mai apparire vulnerabili, infantili, fragili...

Arrossisco persino a scriverlo ma quest’anno voglio fare almeno a me stessa un bel regalo: attraversare la vergogna per scoprirla alleata preziosa, perché legittimarsi questo nobile sentimento non è per forza indice di fragilità ma – come ha suggerito la mia intensa amica Laura - di coraggio per “andare incontro all’altro, aprendo uno spazio di connessione”.


Da questa prospettiva, che vergogna sprecare un’emozione così forte e onnipresente, respingendola con perdite!

Pensateci: quante volte sentiamo quella vocina interiore che sibila: “Vergogna: non puoi piangere…"

Quante volte la mettiamo a tacere, senza lasciarle nemmeno il tempo di spiegarci: “Perché?”

Ammettiamolo: ci vergogniamo di stare male, di esser giù di morale, di lasciarci andare, di lasciare andare.

Ci vergogniamo delle nostre fragilità, dei nostri bisogni, persino dei nostri sogni.

Ci vergogniamo di tutto ciò che esce dal nostro controllo o non rientra nelle nostre credenze.

“La vergogna ama la segretezza; è quella sensazione di calore che ci inonda, facendoci sentire piccoli, difettosi e mai abbastanza buoni – sostiene Brenee Brown nel suo famoso Ted Talk.

La cosa più pericolosa da fare, quando si prova vergogna, è nascondere o seppellire la nostra storia. (…) La maggior parte di noi ama la sicurezza, la certezza e la chiarezza. La vergogna e l'amore sono radicati nella vulnerabilità e nella tenerezza".


Eccola qui la parola magica: la tenerezza. Il Natale è tenerezza, la grazia è tenerezza.

Un grazie gentile è tenero, gli occhi abbassati sul rossore sono teneri.

La tenerezza ci rende umani, permettendoci di provare stupore di fronte a ogni Natale.

La meraviglia della vita che fluisce con quel giusto grado di pudore e di imbarazzo, per ritrovarci consapevoli delle nostre imperfezioni e della nostra unicità.


A tutti noi auguro di rinascere oggi, domani e ogni giorno a seguire, senza temere alcun giudizio perché come diceva sempre mia nonna: “Vergogna solo a fare il male”. E il giudizio fa male.

Ringraziamo le lacrime che scorrono per connetterci con tenerezza.

Non è infantile. Anzi. Non è pietistico. Anzi. Non è artefatto. Anzi: dicono che l’unica cosa che i robot non potranno mai fare è condividere tenerezza.

Quindi giriamoci e abbracciamo i nostri cari, anche se non sono presenti.

Riconosciamo la tenerezza che ci lega fin da neonati. E lasciamo battere questi benedetti cuori!

In fondo siamo tutti uguali: viviamo per amare ed essere amati. Che vergogna c’è ad ammetterlo?


Buon Natale, buon tutto, di cuore!

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