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  • Margherita Pogliani

Chiaro di luna


“L'incendio suo seguiva ogne scintilla; ed eran tante, che 'l numero loro più che 'l doppiar de li scacchi s'immilla”. (Dante, Paradiso)


La luna, in queste notti, sembra moltoplicarsi. Offuscata da lacrime di nuvole, sinuosa su rami protesi s’immilla (verbo derivato dal numero e proposto per la prima volta da Dante) di stelle e di promesse, di realtà da svelare come di credenze da oscurare.

Il desiderio di esprimere desideri mi tiene inchiodata per ore a scrutare l’infinito e oltre, perché in questa villeggiatura d’altri tempi ho voglia di de-siderare e con-siderare, nonostante il chiarore lunare.

E io… io guardando il cielo m’immillo.

M’immillo d’incanto.

M’immillo d’ammirazione.

M’immillo d’amore.

Ho sempre desiderato e creduto nell’idea dell’amore. L’ho reso tossico per interi decenni, indossando gli abiti di Cenerentola, Biancaneve, Ariel, Lilli, Duchessa, Belle, Jasmine, Aurora, Mary Poppins, Rossella O’Hara, Jennifer Cavalleri. In ogni stella vedevo una potenziale love story, scandita da un ritornello inabilitante: “Voglio trovare l’Amore”. Inabilitante perché l’Amore con la A maiuscola non è solo desiderio, passione, affetto ma è azione, è vita, è pulsare e vibrare e cambiare e cadere e danzare.

L’Amore, per me, è vivere respirando e spargendo polvere di stelle per condividere meraviglia. E alla meraviglia ho dedicato i desideri delle (poche) scie luminose che sono riuscita a cogliere in queste notti buie.

La verità è che ho sempre cercato stelle cadenti, senza vedere gli astri nascenti, quelle galassie di possibilità che stanno lì da tempo immemore.

Le stelle ci mostrano l’infinito dell’universo e il nostro esser infinitamente piccoli. Ma anche la possibilità di desiderare e considerare, seguendo nuovi punti cardinali.

Orientano i naviganti che ne rispettano la posizione, grati di trovar punti di riferimento nelle tenebre.


Tornano in alto ad ardere le favole. Cadranno colle foglie al primo vento. Ma venga un altro soffio, ritornerà scintillamento nuovo.

(Ungaretti, Stelle)


Le stelle possono indicarci una direzione anche alla luce della luna e del sole: sono in ognuno di noi e le riconosciamo con ammirazione e interesse. Interesse per una luce che ha un mondo di energie ancora da raccontare. Interesse denso di entusiasmo e gratitudine, perché in fondo l’amore s’immilla di sfumature, emozioni, interpretazioni ma quale fuoco anima ogni scintilla? La meraviglia è quel fuoco che scalda lo sguardo quando intuiamo che lì, lì c’è una luce che ci può indicare un nuovo verso, giacché - citando Shakespeare -

“Non è nelle stelle che è conservato il nostro destino, ma in noi stessi”.

In noi stessi e nella nostra relazione con l’altro possiamo abitare nuovi universi.

“Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella” affermerebbe Nietzsche, per poi aggiungere: “Da quali stelle siamo caduti per incontraci qui?”

“Per quanto mi riguarda, nulla so con certezza. Ma la vista delle stelle mi fa sognare” risponderebbe van Gogh.

“Soffermati sulla bellezza della vita. Guarda le stelle e vediti nel cielo a correre con loro” aggiungerebbe Marco Aurelio. “Ricordatevi di guardare le stelle, e non i vostri piedi - concluderebbe Hawking. Per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare, e in cui si può riuscire”.


Già: c’è sempre qualcosa che è possibile fare e in cui si può riuscire. Non è, infatti, necessario esser follower di Astronomitaly (per quanto sia una spettacolare e intrigante base di partenza per viaggi tra gli astri) per ammirare luci di valore. Sono in noi. Sono gli occhi che brillano dell’altro.

Ad miro: mi risuonano le parole di Seneca che in una sua lettera sottolinea quanto faccia “bene provare ammirazione per una persona che, con la sua autorità, possa rendere migliori anche gli aspetti più segreti della nostra vita. Felice colui alla cui presenza, anzi al cui semplice pensiero, ci si corregge!”

La meraviglia di illuminarci a vicenda lascia una scia, come una stella cadente.

Vitale specchio riflesso, dono di cui esser grati, aiuta, volendo, a immaginare chi possiamo diventare, perché ammiriamo chi esprime vita con tutte le qualità e le declinazioni che vorremo vedere in noi.


Proprio cercando di far luce negli abissi di ciò che ho di più prezioso, mi ritrovo a osservare con nuove lenti la possibilità di migliorarsi e correggere la rotta.

L’amore è un richiamo viscerale. Ma ancor di più lo è alzare lo sguardo con ardore di meraviglia. Senza giudizio, aspettativa, soluzione. Con puro, semplice coinvolgimento. Con un magnetismo che attrae in un crescendo d’ammirazione.

Un magnetismo istintivo, un considerarsi per conoscersi. Un interesse (essere in mezzo, partecipare attivamente) che lascia l’altro, sia esso luna o astro nascente libero di manifestarsi. In una danza celestiale.


L’estate era al suo meriggio, e la notte al suo colmo; e ogni stella, nella sua propria orbita, brillava pallida, pur nella luce della luna, che più lucente e più fredda, dominava tra gli schiavi pianeti, nei cieli signora assoluta – e, col suo raggio, sulle onde. Per un poco io fissai il suo freddo sorriso; oh, troppo freddo – troppo freddo per me! Passò, come un sudario, una nuvola lanugiosa, e io allora mi volsi a te orgogliosa stella della sera, alla tua remota fiamma, più caro avendo il tuo raggio; giacché più mi allieta l’orgogliosa parte che in cielo svolgi a notte, e di più io ammiro il tuo fuoco distante che non quella fredda, consueta luce.

(Edgar Allen Poe, La stella della sera)

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