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  • Margherita Pogliani

Fare pace

“No”

“Come?”

“No, ho detto di no”

“Stai scherzando, vero?”

“No”


No: ho quasi sempre evitato quest’affermazione così dura, respingente, antipatica, chiusa.

In confronto “Sì” è una sinfonia squillante e possibilista, aperta e generativa.

Ho sempre odiato i “No” non solo perché ritenevo mi bloccassero la libertà ma anche perché dietro quella porta scura aleggiava la guerra con chi voleva un sì e la difesa di quel no.

E se invece il “no” fosse uno spazio tra un pensiero e un altro, tra una scelta e un’altra?

N-O: un respiro per decidere in pace. Una parentesi per proteggere i valori in cui credo: empatia, sensibilità, creatività, intelligenza.

In fondo, se dico si, eseguo, accolgo, assecondo.

Se dico no mi do il tempo di fare pace con me stessa, sentire, farmi un’idea e cercare una proporre una risposta coerente con ciò che veramente voglio.


Il “No”, così percepito, ha il sapore antico dell’accoglienza della nonna, disponibile, curiosa, pacifica e pacificata. Si colora di pulizia, leggerezza, spazio, perché a furia di riempire ogni spazio dicendo sempre sì mi ritrovo sovraccarica, altro che vuota, in vacanza.

Vacanza intesa come vuoto: vuoto mentale, assenza di impegni, pensieri, doveri. Eccezionale per natura, naturale nella sua eccezione, la vacanza è per me un momento di vera e propria pace. Una pausa per rimettermi in equilibrio.

Una sorpresa di leggerezza e serenità. Come questo selfie, scattato per caso, a metà tra me e il nulla.

Stavo fotografando fiore e inavvertitamente ho invertito l’obiettivo: sempre Margherita, non così radicata.

È uno scatto senza contrasti: ho cercato di ridurli al minimo, non per vanità ma per voglia di pace. Di più: ho bi-sogno di pace, dentro e fuori, senza “ma, però, contro, in confronto, lotta, difesa, tensione”.


Parola magnifica, Pace. Un respiro fluido, breve, prezioso.

“Si vis pacem, para bellum”. Se vuoi la pace prepara la guerra, dicevano fin dall’antichità. Che paradosso surreale lottare per la pace.

Pace condizionata dalla guerra: non fosse drammatico verrebbe da ridere. Peccato che a ben guardare è così che viviamo: combattendo per vincere e stare in pace, scansando le paure nel perenne conflitto dentro e fuori di noi, tra confronti e scontri.

La psicoanalisi stessa ha fatto del conflitto un caposaldo della sua teorizzazione. Motore inalienabile della natura umana, il conflitto è essenzialmente scontro tra diverse “forze”, consce ma soprattutto inconsce. Forze che, per quanto minimizziamo o analizziamo, non potremo mai eliminare.

E se invece, come per il No, riuscissimo a trovarle una connotazione diversa? Lasciando sciogliere ogni pesantezza, ogni lotta, ogni ingiustizia percepita, ogni dolore, permettendo al cuore di tornare a battere, non ad abbattersi.


“Rilassati, raccogliti, allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto.” Italo Calvino

Non dobbiamo per forza vincere battaglie, risolvere lotte intestine o evitare di perdere tempo. Vivere in pace è una dimensione di vacanza che deriva da un patto. stare connessi al momento presente, alle persone presenti e a tutte le possibilità che questo comporta. Non siamo contro. Siamo semplicemente in relazione. Siamo un insieme di identità connesse, vicine, che si attraggono per unirsi in pace. Non a caso la parola deriva dal sanscrito Pak che significa fissare, legare, unire. Stare, in una dimensione di armonia e concordia. Una dimensione rigenerante.


Divento una “peacemaker”.

Scelgo di andare in vacanza. Non importa dove. Non importa come.

Il primo passo è dir “No”. “No” a qualsiasi sensazione contraria alla pace.

Pace dei sensi, della mente, dell’anima. Albicocca è il colore che mi piace darle, perché lega e incanta, come la stella Antares che in queste notti lampeggia per ricordarci che possiamo generare pace, anche se ci metterà anni luce a diventare visibile…

“Non importa chi tu sia, uomo, donna, vecchio o fanciullo, operaio o contadino, soldato, studente o commerciante; non importa quale sia il tuo credo politico o quello religioso se ti chiedono qual è la cosa più importante per l’umanità, rispondi prima dopo sempre: La pace!” Li Tien Min
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