Stratificata, non frammentata
- Margherita Pogliani

- 11 gen
- Tempo di lettura: 6 min

Questa foto è stata scattata nella Mezquita di Cordoba. Sto guardando in alto, verso quella foresta impossibile di archi che si intrecciano all'infinito. Curva dietro curva. Riga su riga. Una moschea che diventa cattedrale senza smettere di essere moschea. Stratificazioni di culture, di storie, di fedi che invece di annullarsi si arricchiscono.
E mi sono chiesta: quando ho smesso di guardarmi così?
Quando ho iniziato ad annaspare solo nel caos invece di notare la bellezza dell'intero disegno? Quanto mi sono vista frammentata anziché stratificata? La risposta è stata: “finché non ti sei fatta un regalo”. Mi sono regalata un'intervista, con StoryTime.
Devo ammettere che quando mi hanno proposto questa opportunità, la prima reazione è stata: "Wow, perché no?" E subito dopo: "Ma io ho qualcosa da dire?"
Non nel senso dell'impostor syndrome. Intendo proprio: ho ancora qualcosa da dire, io che ho trasformato la vita in una sequenza infinita di urgenze da risolvere? Io che ho dimenticato quando è stata l'ultima volta che ho respirato senza ansia addosso?
Ho fatto un grande respiro. E mi sono accorta che respiravo male. Che respiro male da troppo tempo.
Da anni mi sveglio e non fatico a riconoscere la persona nello specchio. Non (solo) perché sono invecchiata. Ma perché mi sento frammentata.
C'è la Margherita professionale. Quella che ha co-creato Vogue.it con Franca Sozzani, trasformato VanityFair, facilitato la rivoluzione digitale del Corriere.it. Quella che insegna, che tiene conferenze, che illumina gli unicum narrativi altrui.
C'è la madre. Quella che prepara la tavola ogni sera sperando che i suoi tre gemelli abbiano appetito – di cibo, di vita, di futuro.
C'è la vedova. Quella che porta il peso dell'assenza.
C'è l'imprenditrice. Quella che ha fondato Storifai e ora progetta documentari, viaggi trasformativi, sessioni di Serendipity generativa.
E poi c'è la Margherita che semplicemente vorrebbe esistere. Non funzionare. Esistere.
Chiara Gamberale scriverebbe: "La vita non è quella cosa che ti succede mentre sei impegnata a essere tutte le Margherite. La vita è esattamente quello che stai facendo adesso."
E io cosa sto facendo adesso? Corro. Collego. Facilito. Trasformo. Ma per chi? Per gli altri, sempre. Per me... quando?
Nel mio lavoro mi definisco un'architetta di ponti. Costruisco connessioni tra heritage e innovazione. Tra ciò che sei e ciò che puoi diventare. Rivelo i fili invisibili che già esistono ma che nessuno vede.
Ma quando è stata l'ultima volta che ho architettato un ponte con me stessa?
Non ricordo, ma so che rilasciando quest'intervista ho scoperto che non ero frammentata. Ero stratificata. Tutto ha contribuito a una complessità organica e - senza arroganza - persino suggestiva.
Come gli archi della Mezquita. Come quelle sovrapposizioni di ere, culture, visioni che non si escludono ma si completano. Ogni esperienza – anche le deviazioni, i fallimenti, le interruzioni – è stato un mattone che ha aggiunto profondità.
Vogue.it mi ha insegnato che il lusso vero è essenza, non ostentazione. VanityFair che superare le aspettative richiede coraggio di andare oltre. Corriere.it e ItaliaOnline.it che si può dialogare con il futuro senza tradire la propria identità. Storifai.it è nato dalla comprensione che tutti hanno una storia unica che aspetta di essere rivelata attraverso connessioni che solo la serendipity può illuminare.
TravelEmotion sta prendendo forma dalla connessione serendipica tra la mia passione per i viaggi e la mia esperienza editoriale in Dove Case (luoghi su cui investire con l'anima), Traveler.it (meraviglie svelate), Vogue.it (il lusso è autenticità), Italian Creators (i maestri che creano con le mani e il cuore). Adesso posso costruire legami tra chi viaggia in cerca di bellezza e chi la crea.
Sono layer di un'unica architettura complessa. E la complessità non è caos. È ricchezza.
Gramellini forse commenterebbe: "Sopravvivere è ripetere. Vivere è connettere."
Per anni ho applicato il mio Serendipity Method® ai clienti: li aiuto a scoprire connessioni inaspettate, a vedere senso dove vedevano complessità.
Ma poi torno a casa. E nel caos della mia vita vedo solo... caos. Preoccupazioni economiche. Gestione che sfianca. Figli che soffrono. Progetti brillanti che convivono con bollette non pagate. L'ansia costante di non essere abbastanza.
E se applicassi il mio stesso metodo a me?
Se invece di vedere frammentazione vedessi costellazioni? Se invece di cercare coerenza lineare cercassi risonanze profonde?
La serendipity non è fortuna cieca. È l'arte di riconoscere le connessioni significative che già esistono ma che il nostro sguardo abituale non vede. È guardare la stessa cosa da un'angolazione diversa e scoprire che quello che sembrava caos era in realtà un’altra galassia.
Come quando guardi il soffitto della Mezquita. A prima vista: caos di archi. Poi capisci: è un disegno perfetto. Ogni arco serve. Ogni riga ha senso. Niente è casuale. Tutto è connesso.
I miei superpoteri CliftonStrengthsFinder: Positività. WOO. Strategia. Empatia. Adattabilità.
Per anni ho pensato che significasse: devi essere sempre positiva. Devi piacere a tutti. Devi avere sempre la strategia giusta. Devi capire tutti. Devi adattarti a tutto. E che palle! Che stanchezza!
L'entusiasmo non è una performance. È una fonte di energia, quella che si accende quando creo qualcosa che acquista senso.
Quando scrivo le lezioni per insegnare (yea, inizio la prossima settimana il corso con ESE, European School of Economics!) New Media Management e immagino già occhi che si accendono di entusiasmo, miei e dei miei studenti. Lo stesso entusiasmo che che ho provato quando ho condotto le interviste per il docufilm su Margherita di Savoia, raccontando la prima influencer italiana, architettando ponti tra passato e presente, valorizzando la storia reale (oltre che regale) della prima Regina d’Italia.
Per non parlare di quando progetto i viaggi trasformativi di TravelEmotion, connettendo l'anima etica del Made in Italy con chi cerca bellezza autentica. Perché amo profondamente questa Italia dei maestri artigiani.
O quando danzo i 5Ritmi o pratico Soul Motion, permettendo al corpo di liberarsi dalle catene del giudizio. Lì, in quel movimento senza scopo, accade qualcosa che nessun’altra attività può darmi: ritrovarmi. Ritrovare non la Margherita che deve essere forte, efficiente, sempre presente. Ma la Margherita che semplicemente è.
E quando lo sento nel mio corpo – quell'energia, quella vibrazione, quello sguardo acceso – quello è il segnale. Non sono nel sopravvivere. Né sono nel “sottovivere”. Sono nel vivere.
Il problema è che ho passato troppo tempo ad adattarmi a ciò che mi prosciugava invece di costruire intenzionalmente la vita verso ciò che mi alimenta.
Guardandomi nell'intervista a Storytime, ho visto una cosa precisa. Quando parlavo di ciò che mi accende – gli occhi brillavano. Il corpo si apriva.
Quando parlavo delle "responsabilità" e del "dover tenere insieme tutto" – la luce si spegneva.
Il corpo non mente mai. È un GPS più preciso di qualsiasi navigatore.
E il mio corpo mi sta dicendo: "Smetti di architettare ponti per tutti dimenticando quello che ti riporta a te." Allora le domande diventano concrete: se mi chiedessi "Come stai?" – la domanda da cui parto per ogni viaggio TravelEmotion – e ascoltassi davvero la risposta?
Se facilitassi una sessione Serendipity con me stessa, quali possibilità ancora da esplorare scoprirei?
Collaboro con artisti e maestri artigiani i cui lavori diventano "rinasci-menti". Non solo nascite creative. Rinascite. Pensieri che rinascono in forma nuova.
E se applicassi questa idea a me?
Ogni giorno è un'opportunità di rinasci-mento. Non nel senso new age di "rinascere completamente". Ma nel senso artigianale di: prendere ciò che c'è – i pezzi, i frammenti, le fatiche, le gioie – e ricomporli con intenzione. Come un mosaicista che ogni giorno aggiunge una tessera.
Non devo cancellare chi sono stata. Devo connettere chi sono stata con chi voglio essere.
Non devo risolvere la frammentazione. Devo accoglierla come parte del mio diventare.
E questo richiede la pratica quotidiana di chiedermi "Come sto?" e ascoltare davvero. Non solo con la testa. Con il corpo. Con il cuore. Con tutto ciò che sono.
Non per lamentarmi. Non per giudicarmi. Ma per co-creare, giorno dopo giorno, una vita che sia mia.
Permettermi di esistere nella mia complessità. Di onorare tutte le Margherite che convivono in me. Di smettere di cercare unicità dove c'è stratificazione. Di scegliere – ogni giorno, consapevolmente – dove mettere la mia energia. Non per dovere. Non per aspettative. Ma perché quella cosa mi riempie di vita.
Insomma, sono grata per questa intervista. Per questo momento sospeso in cui mi sono dovuta fermare. Sono grata per i 30 anni di giornalismo digitale che mi hanno insegnato a fare domande vere e ad ascoltare le risposte. Sono grata per le quattro attività che oggi mi riportano dal sottovivere al vivere. Per i miei figli che mi costringono ogni giorno a chiedermi: cosa significa davvero vivere?
Sono grata per la mia capacità di entusiasmo – quella fonte inesauribile di energia che, quando la incanalo bene, non è performance ma fuoco vivo. E sono grata per questa consapevolezza nuova: che non devo essere unica. Devo essere autentica. Che non devo salvare tutti. Devo costruire connessioni che mi riportino anche verso me stessa.
Guardarsi indietro non è nostalgia. È serendipity applicata alla propria vita. È scoprire i fili invisibili del proprio percorso. È trasformare ciò che sembrava caos in un pattern ricco di senso.
Aver cura di sé non è egoismo. È co-creazione consapevole con la vita che hai e la vita che vuoi.
Ogni giorno, un rinasci-mento. Una tessera aggiunta al mosaico più grande.
Non perfettamente. Non linearmente. Ma autenticamente.
Con l'entusiasmo come bussola. Con la serendipity come metodo. Con la fiducia che le connessioni che cerco sono già qui, in attesa di essere illuminate in tutte le loro stratificazioni di senso.



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