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  • Immagine del redattoreMargherita Pogliani

Il senso delle parole. Il senso di una vita

Matteo se ne è andato in silenzio, lasciando un corale alveare di affetto.

Miele generativo sono stati i suoi pensieri, esemplare è stata la sua testimonianza.

Matteo è uno dei tanti giovani che ha lottato per vivere, per crescere, per amare.

Matteo era uno scrittore, ma prima ancora era un cuore aperto e condiviso.

I suoi post sui social, il suo libro #piccolefiabepergrandiguerrieri e il romanzo #unaltrogiornoinsieme - che era riuscito a terminare ma non potrà riceverne i plausi perché uscirà il 1° settembre - rimarranno per me lezioni di vita. Lezioni del senso di una vita: lasciare eredità di affetti.

Perché Matteo ha celebrato la vita e l’amore fino alla fine, investendo le sue energie in un concetto molto semplice: #insiemesipuò.

Insieme si può stare in silenzio, centellinando le parole per riscoprire una vita ricca di essenza.

Insieme si può essere grati di quella sensazione così naturale e così sottovalutata che è parlare, che è respirare.

Insieme si può capire quanto sia dura e quanto coraggio ci voglia per avere consapevolezza delle proprie forze ma soprattutto dei propri limiti e, nonostante tutto, scegliere di andare avanti per lasciare un segno.

Insieme si può sostenere l’altro a fiorire, rendendolo libero di Esserci.

Insieme si può imparare a capire il valore dell’Essere, della tenacia nel realizzare sogni nonostante la malattia, non grazie a essa perché “Se sei niente senza il costume non dovresti averlo.”

Insieme si può sognare e creare una realtà più bella del sogno.

Insieme si può trovare la magia anche a distanza, anche in pieno lockdown.

Insieme si può capire cosa significa: “se vogliamo vivere, prima dobbiamo sopravvivere”.

Insieme si può tenere sempre lo sguardo teso al futuro se non si vuole diventare passato, però a volte è bello fermarsi un momento e accorgersi di quanta strada abbiamo già fatto.

Insieme si può andare oltre le maschere e le armature, con gentilezza, con rispetto, con amore.

Insieme si può lottare con responsabilità e generosità.

Insieme si può imparare a non abbassare mai l’attenzione, a dare priorità all’avere cura di noi stessi e del prossimo.

Insieme si può trovare la forza di far risorgere e fiorire i nostri sogni.

Insieme si può cambiare con umiltà, ammettendo le proprie fragilità, per uscirne migliori.

Insieme si può amare incondizionatamente e accendere con un semplice sorriso una vita migliore.

Insieme si può esorcizzare e sconfiggere le paure, imparando a conoscere la realtà.

Insieme si può condividere la felicità. E il dolore, perché “La vita di ognuno è piena di spine: certo, non si soffre di meno a condividerle con gli altri fiori, ma almeno non si soffre più da soli”.

Da libro "Piccole fiabe per grandi guerrieri", raccolta di fiabe contro il cancro, ideato per raccontarlo, disegnandone le emozioni attraverso la struttura della fiaba classica.

Quasi tutte le parole di questo post non sono mie, ma sue, di Matteo Losa Fairitales, che ho avuto la fortuna di abbracciare (anzi, essere abbracciata, strettissima, cuore contro cuore) e conoscere attraverso lo specchio della sua amata Francesca, amica e collega che stimo immensamente. Non solo per ciò che dovrà attraversare, ma per la lezione di vita che insieme a Matteo hanno dato a tutti noi: “c’è sempre un buon motivo per sorridere, essere felici e andare avanti, anche in mezzo alla tempesta. Dobbiamo solo volerlo, e volerlo noi. Perciò vi lascio quanto ho imparato, fatelo vostro, fatelo fiorire: possiamo essere felici, sempre. Basta volerlo”.

Già, basta volerlo... Impariamo ad aprire gli occhi e a chiuderli con cura.

Scegliamo di aprirli con empatia e rispetto, scegliamo di chiuderli con consapevolezza e gratitudine. Perché questa vita è una e dovremmo celebrare anche il solo fatto di respirare senza fatica. A pieni polmoni. Per inalare rara umanità ed esalare il profondo sentire di quanto siamo fortunati, di quanto ancora possiamo crescere, per lasciare esempi evolutivi. E’ anche questa una scelta vitale, ma dipendente solo da noi: vogliamo respirare, (ri)conoscendoci, condividendo, gioendo e soffrendo un altro giorno insieme o preferiamo l’apnea di un comodo oblio?

Chiudo, condividendo il suo ultimo invito: “Perché se devo andare a fondo, lascerò qualcosa di magico a galleggiare per gli oceani racchiuso in una bottiglia. Ho creduto con tutto me stesso in questo romanzo, ci ho messo tutto me stesso. Ora, be’ ora ve lo affido! Ora non sta più a me spingere avanti il sogno di “Un altro giorno insieme”, ma a voi. E se credete in me, credete anche in lui perché contiene la parte migliore di me. Io credo in voi. Io credo in noi”.

Grazie, di cuore.

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