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  • Margherita Pogliani

Rinascimento d'eduzione

“Nooo!”

La reazione dei ragazzi è forte e chiara: dopo aver sognato per mesi di tornare a scuola vengono colti dalla paura.

Paura di giudizi, verifiche, interazioni reali. Mascherati ma non più filtrati da schermi e trucchi per trasformare un disagio in un’opportunità.

Siamo animali abitudinari e innegabilmente la comodità di non doversi muovere da casa, relazionandosi senza esporsi ha il suo perché.

Ma – per fortuna – la vita è un susseguirsi di qui e ora. Tanti infinitesimali, unici presenti. Meglio se vissuti in presenza. In modo consapevole: sapendo insieme.

Ecco allora che tornare a scuola in presenza può assumere un altro colore, perché in questo anno risicato abbiamo condiviso nuove consapevolezze e presenze: in primis, a mio parere, la dimensione eco-sistemica dell’esistenza, dove siamo tutti uguali, tutti interconnessi, tutti generativi e bisognosi di esser visti.

Historia magistra vitae diceva Cicerone, sostenuto da Macchiavelli ma smentito da Guicciardini e in rima da Montale:

“La storia non è magistra di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve a farla più vera e più giusta”

La pandemia sembra avvalorare quest’ultima tesi. Ma per me è stata comunque importante maestra di presenza. Accorgersene forse serve. Anzi, dovremmo farne tesoro. Dovremmo applicare le sottolineature e le correzioni che hanno scalfito i fogli della nostra vita in quest’ultimo anno e provare a guardare da una nuova angolazione: di profilo. Non davanti. Non dietro ma attorno. Rivalutando, in primis la dimensione generativa dell’apprendimento orizzontale, per inventarci un nuovo Ri-nascimento.

Devo la riflessione a due fiori speciali, mia mamma, insaziabile studiosa, e Maria Cristina Kock, professionista extra-ordinaria non solo per esperienze, cultura e visione ma per autentica umanità. Presidente del centro di formazione Sistema Eduzione, è pura “levatrice”, sebbene vanti etichette molto più importanti come epistemologa, psicoterapeuta, supervisor counselor, trainer clinico, saggista, formatrice, fondatrice de la Casa di Vetro, centro multiculturale e di Professioni Trasparenti.

Maieutica è la sua natura, testimone attiva di una cultura relazionale generativa, libera di fiorire come avveniva negli atelier di mezzo millennio fa.

“Rinascimento – scrive la Koch nel saggio Counceling - dove l’espressione di sé diventa arte al fine di poterla condividere appieno, dove il lavoro riprende le fattezze del mestiere; dove si impara a bottega; affiancati l’un l’altro, sogguardando le soluzioni da rubare per farne esecuzioni del tutto nuove e personalissime. E, come ci insegna Leonardo, il mondo del Rinascimento è modellato sulla persona umana, sulle sue misure e, dunque, sul come si prendono le misure del mondo”.

Già, la persona umana… Come sostiene sempre Maria Cristina, “la persona nella sua molteplice interezza, che vive e si muove perennemente in relazione, con tutte le risorse che già possiede ma ancora non sa come usare”.

Quale risorsa mi stimola a condividere oggi la mia Musa? Un nuovo modo di abitare il mondo, dove l’educazione diventa eduzione, “dove lo studio è scambio fra pari, una tavola rotonda dove raccontarsi a vicenda le reciproche esperienze, dove mettere a fuoco ciò che si è scoperto”. Dove, aggiungo, l’apprendimento deve essere stimolato dalla maieutica del Cammello: “abbiamo già tutte le risorse, solo non sappiamo come usarle”.

Più ci rifletto, più trovo potente l’enigma del Cammello: uno sceicco lascia in eredità ai suoi tre figli rispettivamente 1/2, 1/3 e 1/9 dei suoi cammelli con la raccomandazione di non uccidere animali nella spartizione. Ma quando muore lascia 17 cammelli. Come andranno suddivisi fra i tre figli?

A voi la risposta, illuminante non tanto per la geniale negoziazione, quanto per l’eredità incalcolabile: (ri)conoscere ciò che già c’era per farne ciò che si vuole.


Sono grata al destino che mi permette di vivere l’opportunità di questa conversione della potenza in atto. Potenza dell’eduzione che finalmente sta fiorendo: il 26 gennaio Maria Cristina aprirà le danze, in seno al comune di Parma, dell’innovativo Sistema Counceling, per creare “relazioni orizzontali, esperienze e conoscenze che ciascuno modella a suo uso personale”.

In contemporanea altri Maestri stanno evidenziando l’importanza di tornare a un metodo “scolastico co-duttivo”. Dal suo Ultimo Banco, Alessandro D’Avenia in Tristezza mezza bellezza osservava, giusto pochi giorni fa, che “proprio la privazione della normalità mi sta aiutando a camminare in modo nuovo. La didattica in genere oscilla tra due metodi di apprendimento: de-duttivo (formulo un principio generale e lo verifico nel particolare) o in-duttivo (osservo il particolare e risalgo al principio che regola il fenomeno), poi si tratta di rendere i ragazzi il più partecipi possibile al processo. In Dad ho maturato un metodo più ricco e ampio che chiamerei, con Socrate, «maieutico» o «co-duttivo». La lezione si fa insieme, come un’orchestra che esegue un pezzo: dopo aver reso «fisicamente presente» (data la incorporeità del mezzo di comunicazione) lo spartito (lettura condivisa ad alta voce di un passo dei Promessi Sposi, imparare a memoria una poesia...), l’energia sprigionata dalla materia attraversa tutti che ne diventato «con-duttori» (come per l’elettricità). Tutti sono chiamati a interpretare lo spartito rispettando il pentagramma e gli altri strumenti: la conoscenza somiglia così a una spirale che, giro dopo giro, si approfondisce ruotando attorno all’asse centrale; i singoli diventano una comunità di ricerca; la scoperta coinvolge come in una caccia al tesoro; io sono al servizio della musica della vita tanto quanto loro, ma come maestro d’orchestra”.


Splendida visualizzazione, la spirale che scopre una musica di vita!

Musica intelligente, gentile, umana con tutte le sue sfumature, come le due emozionanti “lezioni” dirette da Fiorella Mannoia, dove tutti erano co-duttori di energia e di note armoniche.

«C’è musica per la testa, che fa pensare. C’è musica per il cuore, che fa emozionare. C’è musica per le gambe, che trasmette allegria e fa ballare. Ci sono parole per le canzoni e ci sono parole che diventano storie da raccontare… Le nostre storie… La nostra musica».

La nostra musica sono (anche) i nostri giovani. Che, ascoltati con il cuore e visti come individui, possono trasmetterci molto. Perché penso che le loro resistenze a tornare in presenza suggeriscono sicuramente l’ormai abitudinaria e comoda “distanza” di relazione, ma anche la presenza di una consapevolezza e di una responsabilità che prima non avevano.

La chiusura ha obbligato tutti a guardarci dentro. I ragazzi hanno assorbito dalle viscere e riportato in superficie il valore dell’antico metodo scolastico: eduzione maieutica. Scavare, osservare, sentire, emergere, passare dalla potenza all’atto.

Educhiamoci all'eduzione, con immaginazione, come spronava Rita Levi Montalcini:

“‘Imagination is more important than knowledge’. Lo diceva anche Einstein”

Sosteniamoli con immaginazione.

Non lasciamo che marcisca nel semplice sapere di programmi istituzionalizzati.

Non dimentichiamo che la scuola è palestra di vita, luogo primario di esperienza.

Liberiamo, questa benedetta essenza dalla materia.

Confrontiamoci, collaboriamo, sosteniamo un sistema di eduzione.

Affinché fiorisca l’unicità che ciascuno di noi ha.

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