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  • Margherita Pogliani

Mi commuove questo errare


Mi commuove una chiamata inattesa, solo per sapere “come stai?”

Mi commuove l'ascolto interessato, la condivisione spontanea, le frasi che iniziano con "sai che...".

Mi commuove un’alba avvolgente quanto un sorriso perso sulla finestra di un cielo incerto.

Mi commuove un lievito madre resuscitato nonostante l’abbia ignorato e un fico pieno di frutti tra asfalto e cemento.

Mi commuove un grazie sincero. Un’accoglienza genuina, un gusto dimenticato, un tempo ritrovato.

Mi commuove la sinestesia e la vibrazione di canzoni assonanti anche in solitudine.

Mi commuovono gli sguardi senza filtri, la natura gentile, l'intuizione che vale più di tante parole.

Mi commuovono le storie che toccano il cuore.

Mi commuove un 💚 e la sensibilità in ogni sua manifestazione.

Mi commuove questo errare...


Sensibile? Sicuramente, con la pelle che mi ritrovo!

Troppo? Non so. E sinceramente non mi interessa nemmeno (più). Perché amo commuovermi: ho la sensazione di muovermi insieme, di condividere energie, anche quando riconosco gli errori che ho commesso. Ho errato, come tutti: ho perso la retta via vagabondando sospesa tra credenze e aspettative. Mi sono lasciata incantare da tante “ore” indefinite, che mi regalavano un senso di possibilità: amore, splendore, sentore, lucore, sapore, dolore…

Ancora adesso faccio la gnorri su quale debba esser la “retta via”, il giusto, il corretto.

Faccio la gnorri perché penso che il giusto e l’ingiusto, il corretto e lo scorretto, il retto e il curvo siano pure convenzioni sociali. Le rispetto, ben inteso, ma non rappresentano il mio percorso, che è sperimentare e andare errando tra scorci improvvisi, curve, bivi, salite e discese. Senza limiti.


“Senza limiti” è il mantra di Speranza

“Mai superare il limite!” rettifica Prudente

“Ma dai, al limite si cade” rassicura Serena

“Non limitarti...” azzarda Ottimista

“Certo, non c’è limite alla provvidenza” aggiunge Fatalista

“Basta! State oltrepassato il limite!” tuona Giudicante

“È al limite, vorrai dire…” puntualizza Razionale

“No, io penso proprio sia proprio un caso limite” insinua Superiore

“Diciamo di esser liberi e ci sentiamo limitati, mentre quando abbiamo il coraggio di dichiaraci limitati eccoci liberi” cita Riflessiva alludendo a Goethe.

“Per Einstein la differenza tra genio e stupidità è che il genio ha i suoi limiti” chiosa Perfettina.

“Limitati o illimitati? Questo è il problema. Anche Calvino sosteneva che l’umano arriva dove arriva l’amore; non ha confini, se non quelli che gli diamo” conclude la Filosofa.


In effetti riconosciamo il limite solo quando lo superiamo.

A quel punto crolliamo nella disperazione della mente che si ritrova buia, vuota, inattiva.

La mente mente, mi diceva un saggio amico qualche giorno fa.

La mente mente perché non riconosce il limite anche se pensa di aver tutto sotto controllo.

La mente mente, perché non ha limite il suo potere. O, almeno, così crede e va oltre, inventandosi e raccontandosi mille storie.


La mente vortica, gira e rigira ma si illude di andar sempre per la retta via. Certo, si ripromette di correggersi quando si accorge di aver sbagliato strada, ma è così presa dai suoi ragionamenti che si dimentica e ci ricasca.

La mente mente ma, poverina, lo fa in buona fede, convinta di aver energie illimitate per poter trovare una soluzione, un’idea recondita. Fino a quando si spegne perché resta senza benziana o - peggio ancora - si schianta perché c'era una curva.

È un attimo e tutto diventa buio. Si resta disorientati, impotenti, incapaci di vedere persino la punta del proprio naso. Bloccata la mente si scatena il delirio: il corpo prende il sopravvento, rifiutandosi di fare alcunché. Nel migliore dei casi sta fermo, nel peggiore si paralizza per quel senso di vuoto, vergogna, paura. Soprattutto paura. Paura di restare per sempre lì, in quel buco nero.

Come uscirne? Curandosi con sensibilità, con quei benedetti sensi che si sviluppano in noi fin dalle primissime settimane di gestazione: tatto, olfatto, gusto, udito, sesto senso. Sono tutti intelligenti, riconoscono i limiti e le possibilità. Non mentono. Loro istintivamente sentono se ci si può fidare, cosa evitare e quali sono le possibilità. Possibilità racchiuse anche al buio di silenzi densi che urlano in una mente che mente pensando di esser l'unica degna di esistere.


Mente con il cuore e con lo spirito.

Che errore! E lo dico in senso grato, perché l’errore diventa così un errare, un muoversi con la possibilità di trasformare i problemi in progetti. In fondo hanno lo stesso significato e guardarli in modo diverso può cambiarci la vita. Mi ha commossa scoprire che ogni problema può esser vissuto come un progetto, poiché nascono entrambi dalla stessa fonte: il primo deriva dal greco pro-ballo (gettare/lanciare in avanti), il secondo dal latino pro-iecto.

In entrambi i casi si tratta di lanciarsi in avanti, verso il futuro.

Rispettando la propria e altrui sensibilità, che sebbene abbia un'andamento errante sbaglia raramente, soprattutto quando il sesto senso prevale facendoci intuire cosa vale e cosa no. Cosa ci commuove e cosa no. Le varianti sono incredibili ma di fondo quando sento la possibilità di trasformare i problemi in progetti mi commuovo. Con gratitudine.

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